No alla violenza sulle donne. Anche in periodo di coronavirus.
Con Laura Boldrini (prima firmataria) e altre colleghe del Partito democratico, domani in occasione del Question Time, interroghiamo Elena Bonetti, Ministra per le Pari opportunità e la famiglia, per sapere quali urgenti misure intenda adottare per garantire, in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale, la protezione delle donne vittime di violenza.
Prevedendo un percorso sanitario- diagnostico Covid-19 che consenta, con la massima tempestività, l’accesso in sicurezza, sia per le ospiti sia per gli operatori, presso i centri della rete anti violenza, al fine di impedire che eventuali richieste di certificazione di negatività al contagio, da effettuarsi tramite tampone, si traducano in un paradossale ostacolo per la messa in sicurezza delle donne che fuggono dalla violenza.
Questo perché, parallelamente all’adozione delle misure restrittive anti covid-19, il governo ha specificato che la rete a sostegno delle donne vittime di violenza c’è e continua a operare, organizzando la propria attività in base a determinati standard di sicurezza sanitaria ovvero dotandosi di strumenti di protezione e di spazi adeguati.
A tal proposito, la Ministra dell’Interno ha diramato una Circolare a tutti i prefetti affinché siano individuate nuove soluzioni alloggiative, anche temporanee, nelle quali offrire ospitalità alle donne vittime di violenza che non possono trovare accoglienza negli esistenti Centri Anti Violenza e nelle Case Rifugio.
A fronte dell’attenzione delle istituzioni al tema della violenza contro le donne in questo momento così drammatico per il nostro Paese, purtroppo sono emerse criticità che rischiano di rendere ancora più difficile il percorso di quante decidono di uscire dalla spirale della violenza, poiché in alcuni casi è emerso che donne fuggite dalla violenza e dalle minacce di morte del compagno avrebbero incontrato delle difficoltà nell’accedere alle strutture di accoglienza giacché, per essere accettate, avrebbero dovuto dimostrare di non essere positive al tampone diagnostico covid-19.
Il tampone era stato loro rifiutato in quanto asintomatiche. Si tratta dunque di un circolo vizioso paradossale che richiede soluzioni urgenti omogenee su tutto il territorio nazionale.
Sul tema la Regione Lazio, con circolare del 18 Marzo, ha precisato che, a fronte di nuovi ingressi, viene avviato un percorso che prevede che la donna venga prontamente contattata dal personale medico per una valutazione circa la presenza o meno di fattori di rischio covid-19.
In caso di assenza di rischi, viene rilasciato il nulla osta all’ingresso presso la struttura. In caso positivo, invece, la donna viene subito segnalata alla Ausl, per eventuali misure di sorveglianza sanitaria (ricorso a dispositivi di protezione, tampone e, se necessario, isolamento).
Noi chiediamo che il percorso individuato dalla Regione Lazio, o percorsi similari, che garantiscano le donne vittime di violenza, siano adottati su tutto il territorio nazionale visto che siamo a conoscenza delle difficoltà che molte donne oggetto di violenze fisiche e psicologiche, stanno incontrando a ricevere tutela e attenzione da parte delle Istituzioni.
