Liquidità piccole e medie imprese sarde. Mura (PD): “Poche quelle a cui sono stati erogati i 25 mila euro. Il sistema creditizio sardo applichi le direttive governative”.
Se il numero delle imprese sarde, che ha avuto accesso ai prestiti superiori a 25 mila euro e fino ai 200 mila, con garanzia statale fino al 90%, rispecchia le dinamiche nazionali, quello delle piccole e medie imprese sarde a cui è stato già erogato il prestito di 25 mila euro, totalmente garantito dallo Stato, risulterebbe piuttosto esiguo rispetto a quanto sta avvenendo in altre regioni italiane. Sarebbero appena un centinaio a fronte di una platea di oltre 100 mila PMI. Circa un milione e mezzo di euro le risorse erogate.
Non dispongo di sufficienti elementi per analizzare il dato in modo esaustivo. Ipotizzo, però, visto quanto mi hanno riferito diversi imprenditori e consapevole dell’attuale bisogno di liquidità dell’intero sistema, che dietro questi numeri ci sia un’eccessiva rigidità del nostro sistema creditizio. E anche una certa indisponibilità ad attuare da un lato quanto previsto dal Decreto liquidità e dall’altro ad attenersi alle stesse direttive di ABI che, anche qualche giorno fa, invitava gli istituti bancari suoi associati a erogare i prestiti fino a 25 mila euro, rispettando le regole semplici e veloci previste dal Governo.
Aggiungo che, in un momento così complesso, i nostri Istituti creditizi, possono e devono esercitare il proprio ruolo con lungimiranza. Se il sistema imprenditoriale sardo, fatto principalmente di piccole e medie imprese, non è messo nelle condizioni di affrontare e superare questo momento di crisi, vedo poche luci in fondo al tunnel. Per tutti gli attori economici, banche comprese.
Spero di essere smentita e che quelli, a cui ho fatto riferimento, siano dati dei giorni scorsi già superati. Da questo momento difficile si esce tutti insieme. Affidandosi gli uni agli altri. E le banche devono riporre fiducia nel nostro sistema imprenditoriale, in particolare in quel microcosmo di piccole e medie imprese che sono la spina dorsale dell’economia isolana.
