“Definire meglio la cornice giuridica dello smart working, inserendolo all’interno di una cornice di principi generali fissati dal legislatore. Lo smart working rappresenta una modalità di svolgimento della prestazione lavorativa e non uno strumento per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”.
E’ l’esigenza formulata oggi nell’aula di Montecitorio dalla presidente della commissione Lavoro della Camera Romina Mura (Pd), intervenendo nella discussione generale quale relatrice di maggioranza del DL 30, recante misure urgenti per fronteggiare la diffusione del Covid-19 e interventi di sostegno per lavoratori con figli minori in didattica a distanza o in quarantena.
“Il decreto, frutto di un lavoro di grande qualità di tutti i gruppi politici e della disponibilità dei Ministeri del Lavoro, della Famiglia, della Salute, della Disabilità e della Pubblica Amministrazione, fino al 30 giugno 2021 permette ai lavoratori dipendenti il ricorso al lavoro agile o, in alternativa, concede un congedo straordinario retribuito, mentre per i lavoratori autonomi, il personale del comparto sicurezza e difesa e i lavoratori dipendenti del settore sanitario è prevista la possibilità di fruire della corresponsione di un bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting o di servizi integrativi per l’infanzia. Introduce, inoltre, alcuni elementi riguardo al diritto alla disconnessione”.
Esponendo le “questioni che saranno centrali nella fase di ricostruzione post Covid”, Mura ha indicato “la riorganizzazione del mondo del lavoro, il necessario e non più rinviabile superamento delle disuguaglianze fra lavoratori dipendenti e autonomi e quelle di genere, la questione del riequilibrio dei carichi di lavoro domestico e di cura all’interno delle famiglie. Nell’Italia della ricostruzione, non si devono replicare e riproporre le distanze fra garantiti e non garantiti che da sempre caratterizzano il nostro Paese”.
