Walter Piludu non lo conoscevo personalmente. Mi hanno raccontato di Lui e della sua vita politica. Tramite amici comuni, oltre che attraverso la stampa, sono entrata in contatto con la battaglia che Lui, che tanti altri come Lui, hanno fatto affinché la morte, come la vita, si compisse con dignità. E così mi sono unita con umiltà, discrezione e rispetto alla battaglia per i diritti. Fra tutti quello di potere a un certo punto dire “Basta”. Basta all’accanimento terapeutico, basta all’alimentazione e all’idratazione forzate, che fanno respirare, quando però la luce della vita si è già spenta.
Ho seguito e ho partecipato al dibattito sul fine vita, con delicatezza, senza mai estremizzare. Ho sopratutto ascoltato. Il dolore, e insieme la dolcezza, di chi ha vissuto la sofferenza propria o di qualche congiunto. Di coloro che avrebbero voluto negare il consenso a determinati trattamenti medici o interromperli. E non hanno potuto. In Italia. Alcuni, uno dei casi più recenti quello del DJ Fabo, che ci ha colpito particolarmente, è andato a morire all’Estero. E’ dovuto scappare dal suo Paese, dalla sua casa, per avere la possibilità di scegliere e autodeterminarsi.
Walter Piludu ha vinto in Tribunale. E’stato un Giudice ad autorizzare la ASL a staccare la spina. La sua famiglia, la moglie in particolare, i suoi amici e l’Associazione a Lui dedicata hanno promosso una battaglia civile ma determinata affinché il Parlamento facesse il suo dovere.
Sono orgogliosa del mio impegno rispetto a questo provvedimento. Ogniqualvolta lo sconforto e le delusioni politiche prenderanno il sopravvento, mi ricorderò di essere stata una Deputata che ha votato la Legge sul fine vita. Che ha contribuito a distinguere fra la vita, che difenderò e tutelerò sempre in ogni sua forma, e un corpo che respira perché attaccato a un macchinario.
Perché come in tanti hanno detto e scritto in questi mesi e anni, si deve curare la persona, non la malattia.
Oggi, attraverso le Disposizioni anticipate di trattamento (DAT), ogni persona maggiorenne, capace di intendere e di volere, in previsione di una eventuale futura incapacità di autodeterminarsi può, esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto a scelte diagnostiche o terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari, comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali.
E, anche rispetto a questo provvedimento, il Partito democratico e i suoi Gruppi parlamentari, possono proseguire il proprio percorso a testa alta.
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Romina Mura _ Deputata Partito Democratico